Ardusli ed il mondo degli gnomi fate elfi e streghe

Filosofia gnomesca

Spesso rimaniamo soli, Ardusli ed io, a tirar tardi, quando tutti gli altri sono già andati a dormire. Quel giorno mancava davvero poco all'alba.
Un cielo rabbioso d'acqua marina scacciava l'ultimo gregge di nuvole in fuga verso l'orizzonte. L'usignolo si posò puntuale per l'ultimo saluto sul melo selvatico, preceduto dalla sinfonia dei suoi gorgheggi, e il gallo cedrone, appena desto dal sonno ristoratore, ricominciò baldanzoso l'eterno mestiere mattutino.
A quell'ora nella selva tutto muta e si trasforma, l'aria, i colori, i suoni, e mentre gli animali della notte, assonnati e provati, ricevono l'ultima benedizione delle stelle amiche, il giardino della foresta, solleticato dall'astro nascente, si cambia d'abito e d'umore.

Al mattino, l'incantesimo di quella natura appena lavata e fulgida libera un arsenale di raffiche di profumi, fragranze di polline, aromi di foglie e piume danzanti.
Accade ogni volta e quel prodigio mi sbalordisce e mi riconcilia col mondo. Come un bimbo, sono custodito e cullato con amore dal palpito vergine della madre terra.
"Vedi Gioaen" mi spiegò lo gnomo, "esiste una differenza non da poco tra magia e strogoneria. E la possiamo tradurre in questo modo: la magia deriva dai livelli altissimi della coscienza avvicinandosi, se possibile, al misticismo, mentre la stregoneria, che fa appello a facoltà sovrannaturali, si riferisce ai livelli più infimi, elementari del nostro quotidiano quali la sete di potere, la posizione sociale all'interno della comunità appartenente, la bramosia di potenza a danno del prossimo...Il mago è come un artista, un poeta, uno scultore, un pittore che vuole mostrar le proprie opere disinteressatamente, mentre lo stregone è avido di potere personale, di sopraffazione sessuale, di dolore inflitto agli altri.
Il mago s'immerge nel mistero del mondo per carpirne le sfumature e le comprensioni dall'interno, mentre lo stregone rincorre l'obiettivo primario di arraffare a qualunque costo l'avvenimento immediato.
Il mago si purifica astenendosi dalle brutali voluttà. Il mago sa e osa.
Osa e vuole, vuole e tace! Il mago riesce a dominare gli spiriti elementari della natura, privi del libero arbitrio, facendo del bene.
Lo stregone, invece, se ne serve malamente per ottimizzare i suoi luridi scopi. "Allora lo Stregono produce infelicità" Replicai. "Ah certo! Ma cos'è l'infelicità? Lo sai tu? Lo sappiamo noi? In gioventù siamo allettati da traguardi traducibili in rare immagini felici che aleggiano intorno a noi.
In realtà si dimostrano folletti beffardi.....A proposito: ti ho mai parlato dei Folletti?" "Ah, no eh!?! Non cominciare per piacere. Ne ho abbastanza.
Prima gli Zgudiboli, poi gli Elfi. Adesso mi tiri fuori i Folletti....." "Tranquillo, per i Folletti c'è tempo.... Comunque, stavo dicendo che appena crediamo di averle raggiunte, intendo le mete, esse dileguano nell'oblio senza mantenere le poche cose che promettono." " Con questo vorresti dire che l'infelicità è un concetto palpabile mentre la felicità appartiene alla fantasia? Se è così preferisco affidarmi a quest'ultima ipotesi, vada come vada..." Ardusli mi guardò con quel tipico sorrisetto malizioso che mi piace tanto, tirò una bella boccata di pipa speziata e ammiccando con il capo m'invitò a seguirlo.
"Vin sà mè, atfazi vdoi e labirent dla verità...Vieni su con me, il labirinto della verità ci aspetta." Una bora violenta incurante del nostro pur artigianale dialogo filosofico risaliva i contrafforti appenninici, portandoci l'alito gelido dell'inverno canuto.

Calessi di nubi bianche coprirono il cielo da est a ovest offuscando le stelle del cavallo alato e dell'orso. Anche la luna si fece timidamente da parte e minuti fiocchi presero a danzare leggeri.
Ardusli prese la direzione dello Stadio dei Sassi Parlanti. Durante il cammino lo sciamano non mancò di illuminarmi con le sue massime. "Gioaen, noi, facendo progetti a lunga scadenza, spesso ci scordiamo che tutto cambia e si trasforma e quando alla fine raggiungiamo le mete, non ci si adattano più.
Le faccende della vita, della nostra vita compaiono e scompaiono come folletti, appunto. Tutto si svolge in maniera sconnessa e frammentaria senza apparente relazione.
L'unico comune denominatore è che sempre rimangono faccende nostre. Ci facciamo spesso ingannare dalle preoccupazioni per i progetti futuri e anche per la nostalgia del passato, così che sovente dimentichiamo la forza vitale del presente.
Eppure è l'unica certezza che abbiamo, mentre il passato e sopratutto il futuro appartengono a una percezione ingannevole. Dobbiamo impare ad aprire un cassetto dei nostri pensieri alla volta e chiudere immediatamente quelli che trasudano dolore." "E la speranza?" Chiesi.
"La speranza di un futuro migliore?" "Non permettere mai che il cartoccio delle tue speranze si serri, stretto dallo spago monotono di un pessimismo senza fine. Lancia comunque i tuoi sassi tra le onde dell'avvenire, e anche se i sogni cadranno pianti, goccia a goccia, non arrenderti al perdono d'esser quel che sei." Non ho mai conosciuto nessuno come Ardusli: egli unisce la grazia al genio, alla forza; é ingenuo e commediante, uno splendido mimo; pauroso e superstizioso, raggiante e gentile, illumina e profuma di saggezza, come un gelsomino.
La Pietra Filosofale