Increase Size Decrease Size Reset font to default

Gli elfi

PDF Stampa E-mail

Gli elfi esistono da sempre, fin dagli albori dei tempi, come gli gnomi. Appartengono al mondo fatato dei boschi e interagiscono con le altre presenze mantenendo intatto l'equilibrio. Gli elfi sono energia pura, tanto piccoli da potersi nascondere nei fiori quando spunta l'alba. Grandi come una capocchia di spillo, sono vestiti di bianco, amano l'ombra e il silenzio, ed emanano una viva luce fosforescente. I loro capelli biondi e fluenti sono acconciati con posticci di minuscoli fiorellini di campo. Odiano la luce del sole e, come Ardusli un giorno mi spiegò, sono grandi esperti nella lavorazione dei metalli e padroni dei tuoni e dei fulmini. I piccoli esserini possiedono un'ugola d'oro, e cantano così soavemente che tutti gli uccelli del bosco si zittiscono all'istante quando avvertono il loro canto armonioso. Si mormora che persino l'indomabile Ruscello Alferellum rallenti il flusso della sua corrente per consentire ai pesciolini di ascoltare estasiati quel suono tanto delizioso, quella musica celestiale, quella meraviglia del creato. Oltre a ciò gli elfi, soffiando nel corno del cerbiatto bianco, in caso di estrema necessità riescono ad ammaliare tutte le creature della selva, ipnotizzandole e assoggettandole al loro volere.

Un po di storia

Un tempo il popolo degli elfi era felice e unito, la pace regnava e la comunità viveva in armonia sotto la guida della bellissima Regina Amlateng. Nel grande continente perduto, Gnomelficam, l'amicizia tra i numerosi popoli esistenti prosperava e c'era posto per tutti, grazie alla fertilità prodigiosa della terra e alla fecondità delle acque. La vita procedeva serena, sia il mondo degli uomini che quello del piccolo popolo sapevano di poter contare sull'aiuto prezioso dei "Lumisein", ossia degli elfi, e viceversa. Ma un brutto giorno accadde un fatto inatteso che scombussolò l'equilibrio apparentemente perfetto della società degli elfi. Nell'anno primo della terza era, Atlodèda, consorte Regina di Fiscièt, il grande capo, partorì due gemelli maschi: Somè e Citè. I due fratelli crebbero forti e belli, amati e rispettati da tutti. Somè era un tipo gagliardo ed estroverso, bello, forte e amante della vita in società. Citè, invece, meno bello e poco luminoso, deboluccio e spesso febbricitante, presentava un carattere chiuso e misogino. Dava poca confidenza ai suoi simili e si chiudeva spesso in un mutismo ermetico. Destino volle che i due gemelli s'infatuassero della stessa elfina, Brusèda, figlia di Amlateng, la principessa del regno parallelo, che fu promessa in sposa a chi tra i due avesse superato brillantemente le tre prove del coraggio: quella del fuoco, quella dell'acqua e quella della terra. Le prove richiedevano forza, ardore, e coraggio, qualità che di certo non appartenevano al carattere debole e codardo di Citè. Il futuro erede al trono e sposo della bella Brusèda avrebbe dovuto dimostrare di possedere le capacità istintive e ipersensoriali degli animali come telepatia, sesto senso, intuizione del pericolo, ma sopratutto il dominio completo degli spiriti elementari. Infatti colui che teme l'acqua e il fuoco, e non sa muoversi liberamente sulla terra, non potrà essere un degno regnante. Il saggio governante deve saper vincere la forza degli spiriti elementari senza mai lasciarsi asservire. Deve essere flessibile, attento, energico, forte, laborioso e accondiscendente. Citè fallì miseramente nella prova dell'acqua. Per poco non affogò, nel tentativo di sfuggire agli artigli delle ondine, sotto la cascata Nut-Bota, la più imponente e la più tremenda del bosco, e si dovette recuperarlo in tutta fretta. Vinse Somè. Questo fatto sconvolse il povero Citè, surclassato impietosamente dal fratello aitante e ambizioso.

La scissione degli Elfi

Accecato dalla gelosia e dal furore, Citè ricusò la sua razza e si allontanò per sempre dal suo popolo. Prima di partire, però, ammaliò con una pozione magica tutti gli elfi e, quando furoro profondamente addormentati, ne approfittò per sottrarre la famosa Cintura del Comando, indossata dal padre Fisciet. Seguito da un gruppo di fedelissimi, Citè coltivò l'odio e lo spirito di vendetta; servendosi del potere magico della cintura, composta di purissimo cristallo, sopperì in parte alle proprie debolezze, acquistando fama e lustro. Fondò la Società degli Elfi Tetri e il suo potere crebbe giorno dopo giorno, così tanto da incutere in principio rispetto. Nei lustri seguenti, in seguito ad azioni sempre più malvagie, Citè seminò terrore tra tutte le creature buone del continente. Nel frattempo Somè aveva sposato l'amata Brusèda ed era succeduto al dipartito padre Fiscièt, assumendo il comando del popolo degli Elfi Luminosi. Grazie alle sue doti non comuni, unite a sapienza e arguzia, determinazione e furbizia, l'intrepido Somè riuscì per lungo tempo a contenere e a contrastare il tremendo gemello, ma a lungo andare le sue forze nulla poterono contro la magia della Cintura del Comando. Per non soccombere, fu costretto ad allearsi con il popolo degli gnomi che custodiva il segreto dell'ampolla sacra, la Pietra Filosofale. Le due società rivali, gli Elfi della Luce e gli Elfi Tetri, si confrontarono a viso aperto; le battaglie che seguirono furono aspre e dolorose, senza tuttavia che si decretasse un vero vincitore. Il potere della pietra e quello della cintura si bilanciavano annullandosi a vicenda. Si racconta, come lo stesso Ardusli asserisce, che quando il mitico continente Gnomelficam scomparve all'improvviso a seguito di un cataclisma, la Cintura del Comando andò perduta per sempre, inabissandosi nel vortice oscuro insieme a tutte le cose. Gli elfi e gli gnomi, avvertiti da Geos in persona, si salvarono per tempo e, grazie alle loro straordinarie capacità di adattamento, si sparpagliarono sulle terre emerse di tutto il mondo fondando nuovi insediamenti

Arrivando ai giorni nostri

Nel corso dei millenni nulla cambiò, le società rivali riorganizzarono le file e ancor oggi, a distanza di migliaia di anni, i discendenti delle due società si confrontano e battagliano per il controllo delle forze del regno animale, vegetale e minerale. Delle tante comunità sparse per il mondo ne resistono soltanto tre: una in Lapponia, la più numerosa, un'altra, piccola, in Transilvania e la terza in Italia, che anno dopo anno cresce demograficamente e acquista importanza. La Cintura fu cercata ovunque, per mare e per terra, invano. Finchè un giorno un elfo appartenente alla Società della Luce la ritrovò, incastonata nella roccia calcarea del Monte del Suono, un picco a forma di cilindro situato in una zona non meglio identificata dell'Appennino centro-settentrionale. La vide brillare sotto lo strato sottile di roccia, nascosta dietro un cespuglio di rododendro. Evidentemente, i cataclismi che avevano sconvolto la zona avevano anche ridisegnato completamente il paesaggio. E così, dopo molti secoli, la collana tornò finalmente alla società di appartenenza e, grazie al suo potere, gli Elfi della Luce poterono riprendere il sopravvento sulle forze del male. Da allora, e sono già trascorsi più di 600 anni, gli Elfi Tetri hanno scelto come rifugio e base operativa la Valle delle Correnti Contrarie. Gli gnomi temono particolarmente gli Elfi Tetri perché li ritengono invidiosi, perfidi, capaci di commettere ogni sorta di malvagità e nefandezza pur di raggiungere i loro scopi perversi. Da sempre gli Elfi Tetri tentano d'impadronirsi della sapienza millenaria degli gnomi, utilizzando ogni subdolo mezzo. L'entrata in scena di Zugatli, il fratellastro di Ardusli figlio di secondo letto di Baldaz padre e nato in Lapponia, del quale lo gnomo anziano ignorava l'esistenza, è ciò che di meglio potessero desiderare. I tempi sono maturi perché l'eterna lotta tra le due società contendenti ricominci con l'intensità di un tempo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Settembre 2011 12:19
 
Indietro
 
a
forest2.jpg