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Gnomi e moda.
Ardusli mi ha raccontato che sono stati gli gnomi a introdurre la seta in italia ai tempi dell'amato nonno Sganapin, sposo di Cilalì, ultima discendente di una stirpe mongola, sul finire del 1200.
Gli gnomi sono molto attenti alla moda. La loro giornata, tutta, è scandita dallo sfavillio degli abiti indossati a seconda dei lavori e delle mansioni da fare. Praticità ed eleganza. I tessuti e i colori e i modelli sono insuperabili. I vestiti sono confezionati dalle gnome utilizzando tutte le fibre naturali presenti nel bosco, prima raffinandole e poi tessendole. La lana è ricavata dalle pecorelle. Il lino è coltivato dallo gnomo che, non appena giunge a maturazione, raccoglie i fusti per stenderli a macerare e ad asciugare. Fatto ciò, le fibre vengono separate, battute e arrotolate in gomitoli, e infine tessute dalle gnome sul telaio rigorosamente di legno.
Le scarpe, le borse e le cinture sono confezionate lavorando il cuoio, ricavato dalla pelle seccata dei ratti, come di altri animali passati a miglior vita, cinghiale e lontra ecc... oppure utilizzando la corteccia di betulla, molto resistente e impermeabile. La biancheria, sempre elegante e di pregevole fattura, è di lana di pecora selvatica o di lana di coniglio, animali disponibili che si fanno tosare volentieri, sopratutto d’estate col gran caldo; col pelo di daino si fabbricano i guanti e le calze. Per colorare gli indumenti, la gnoma utilizza la canapa per il rosso, il blu lo ricava dall’indaco divenuto tale per ossidazione del polline dalla pianta, la terra e l’argilla per i colori neutri e l’agrifoglio mischiato alla felce per il verde. Ne sono stato testimone personalmente, poichè capitai una notte proprio mentre la sposina Sabloina stava impastando i colori per le fibre. Con molta forza tritava alcuni ingredienti nel mortaio di pietra, ossidi di ferro e caolino, usando il grasso fuso, il miele, il midollo osseo degli animali morti per anzianità o disgrazia, il chiaro d’uovo degli uccellini canori e ancora il latte di capra e alcuni escrementi. «Segretus cardois struscièr i pan et cverti». Lapiò vecia labat i trezent et ste maiunzin rosfug, ul purteva chezengni denon par caratticus. Abbiamo un piccolo segreto, utilizziamo il capolino del cardo selvatico, ottimo per garzare i tessuti e pettinare le stoffe e le coperte. Pensa che la mia coperta preferita ha più di trecento anni, e sembra fatta ieri. E vedi questo maglione che indosso? Indovina un pò, era del mio nonnino e ha mantenuto i colori vivi di un tempo, un bel rosso fuoco proprio come il suo carattere)». «Di tuo nonno?!» ribattei incredulo.
Ma andiamo per gradi. Il sarto ufficiale del villaggio si chiama Strazerin, mentre Gigin e Gagiet sono gli stilisti acclamati. E a proposito di Gigin e Gagiet... Ardusli mi ha pregato di seguirlo al ceppo perchè l'altro giorno ha catturato un dialogo vivace tra i due gnomi gay.
“Ah Gagiet, sei proprio un cetriolo. Passami quel filo..
“Chè cè..”
“Che c'è...La gonna da una parte è più corta.. Tu e la tua mania di accorciare.”
“Ma no caro, ti sembrerà.. Forse è la plissettatura che inganna.”
“Già..Plissettati il cervellino piuttosto. Che figura, che figura..Per tutti i caghicchioli del rospo ostetrico. Tra poco comincia il ballo e l'abito di Sghela non è finito”
“Ci metto poco, dai. Un tocco qui, una balza là.. Che vi vuole amore, SU..”
“Argh.. E le cuciture? Oscene! O...SCE...NE!!”
“Si, Ma non ti inquietare che poi mi viene il battito ansiogeno”
“Sono arrabbiato.Hai sempre la testa tra i fagioli... Lo sai quanto ci tengo a fare bella figura. Questo modello è tutto da rifare...Vabbè..Passami gli strass e...smettila di sbaciucchiarmi. Oddio ecco Ardusli che arriva. Mo ci parli tu, io non voglio saper niente..
In effetti, le gnome hanno dato sfoggio alle creazioni più svariate in occasione del Ballo SFUNEZZ. E' un ballo velleitario, una specie di tarantella a piedi nudi ipnotico e sensuale. Chi viene calpestato dalla gnoma cadrà a i suoi piedi come folgorato
Organze, tulli ricamati, chiffon cangianti a strati e a balze i tessuti utilizzati. Abiti lunghi fino ai piedi dove si può ammirare la caviglia, sempre abbellita da una catenina di fiori. Nei piedi calzano le “Sciafli” ballerine di retina con fondo di corda di corteccia. Durante le feste e i balli, di solito, sotto il vestito non indossano nulla. La lingerie di pregio invece la indossano durante gli incontri d'amore. Body di pizzo. Autoreggenti e giarrettiere obbligatorie.
Al crepuscolo, quando il grillo suona il gong, al risveglio gli gnomi si tolgono i comodissimi “Intrufuloun” pigiamoni termici. Ma mentre i maschi indossano il tutino intero con le tipiche aperture davanti e dietro servite dai bottoni d'osso, le femmine indossano i babydoll arricchite di pizzi e merletti. Ai piedi, calzano le babucce a maglia da letto tutte ricamate. Un accenno alle favolose trapunte di lana cardata imbottite di piuma d'oca, coloratissime con disegni a motivi che richiamano la natura e gli animali. Lenzuola, rigorosamente di flannella setosa.
La gnoma mamma prepara lo zainetto con lo spuntino per il marito: qualche biscotto di erbe integrali, una ghianda vuota riempita di tè, un pezzo di pane. A quel punto, dopo i saluti e le raccomandazioni varie, lo gnomo padre si avventura nel buio della notte. Appena uscito dal cunicolo viene accolto dai
suoi amici animali, il coniglio, lo scoiattolo, talvolta il lupo, quasi sempre un subalterno lasciato in licenza dal capo branco, e tutti gli fanno il resoconto esatto della giornata di luce appena scemata nelle tenebre della notte. Dopo i riti soliti, toilette e colazione, gli gnomi si preparano ad affrontare la lunga giornata. Ardusli sfoggia un abbigliamento da lavoro casual, estremamente chic, pratico ed efficace. Si chiama “E bascuzzoun” Una palandrana dotata di tante tasche esterne e interne. Utili per tenerci granaglie, oppure i grezzucchelli, i famisi biscottini al ribes, o ancora i gulous, le caramelle al miele prodotto dalle api friccicorine. Al collo un cravattino di mussola di seta rifinito con merletto. Stivali oppure zoccoli, a seconda delle attività che intende svolgere.
Le gnome, quando svolgono le solite attività quotidiane, indossano una “Talapuarvei” Una Rendigote molto elegante, essendo loro che devono accudire e, spesso, cavalcare gli animali del bosco al pari delle amazzoni. E' una lunga giubba a due falde e aperta sul dietro e pantaloni alla zuava. Nei piedi calzano sandali con lacci a stringere i polpacciotti come in antichità le romane. Al collo un ciondolo di corda di radice con appeso il quarzo rosa, pietra che favorisce i rapporti interpersonali e l'espressione libera della sessualità. In testa acconciature a treccine legate dalle bocche di lupo. Sensuali e fiere, sono dotate di celeste alterezza e di terrestre verecondia.
Gli abiti della festa come delle ricorrenze, sono diversi a seconda dell'occasione.
Abiti da matrimonio. I maschi vestono il “Asobel” Frac, giacca di lana colorata con panciotto di chantung di seta, camicia di lino spesso rosa, colletto inamidato, brachette con bretelle senza galloni ma con strisce di fiorellini di stagione e farfallino a pois. Nei piedi zoccoli di corteccia di betulla, mentre in testa il classico copricapo rosso a punta. Cappa e sciarpa bianca.
Le femmine portano il bustino di seta ricamato di pietre di fiume con le stecche, la fascia in vita color giallo con il fiocco rosso e la minigonna a ruota con appesa una cascata di tulle frisè a strascico. Nei piedi le “zugamatera” scarpe a punta senza tacco fatte di fibra vegetale intrecciata illuminate dalle elittre delle lucciole femmine, quelle che attirano il maschio nel talare nuziale.
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